Messaggio CNAI – 2 Giugno 2026 Festa della Repubblica
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- 1 giu
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Care colleghe, cari colleghi, Care amiche e amici di CNAI
Il 2 giugno 1946 non fu soltanto il giorno in cui gli italiani scelsero la Repubblica: fu il giorno in cui le donne votarono per la prima volta, il giorno in cui una nazione uscita dalla guerra decise di ricostruirsi su fondamenta nuove, fondate sulla dignità, sull'uguaglianza e sulla partecipazione civile.
Fu anche il nostro giorno.
In quello stesso anno straordinario, un gruppo di donne — infermiere — scelse, dopo la chiusura di quegli anni di non limitarsi a prendersi cura i corpi feriti da anni di conflitto, ma di ricostruire qualcosa di duraturo: una comunità professionale, una voce, un'identità. Nacque così la CNAI, ottant'anni fa, nell'Italia che si rimetteva in piedi, nello stesso vento di rinascita che soffiava sull'Assemblea Costituente.
Non fu una coincidenza. Fu coerenza.
Ottant'anni di storia comune
Chi fondò la CNAI apparteneva alla stessa generazione che scrisse la Costituzione, che costruì le istituzioni repubblicane, che seppe — dopo la frattura più profonda che la nostra storia ricordi — trovare un terreno comune di convivenza e di progresso. Erano donne che avevano attraversato la guerra, che conoscevano il peso della sofferenza umana meglio di chiunque altro, e che da quella sofferenza avevano tratto non amarezza, ma slancio civile.
Fondare un'associazione professionale libera in quegli anni significava affermare che l'infermiera non era soltanto una figura ausiliaria, ma una professionista con competenze, con etica, con dignità da rivendicare e da difendere. Significava partecipare, a pieno titolo, alla costruzione del nuovo sistema sanitario e sociale del Paese.
In questo senso, la storia della CNAI è parte integrante della storia della Repubblica.
L'eredità delle fondatrici
Celebrare oggi questo doppio anniversario — della Repubblica e della nostra Consociazione — significa fare i conti con un'eredità esigente.
Le donne che fondarono la CNAI non si accontentarono di esistere: vollero contare. Vollero che la professione infermieristica avesse voce nei luoghi in cui si decideva il futuro della salute pubblica, della formazione, dei diritti dei lavoratori. Agirono con quello stesso spirito costruttivo, razionale e fiducioso che caratterizzò l'intera generazione del dopoguerra — una generazione che non si chiese se fosse possibile ricostruire, ma come farlo, e lo fece.
Ottant'anni dopo, quella domanda — come farlo — è ancora la nostra bussola.
Il presente che ci chiede di essere all'altezza
La democrazia non è un punto di arrivo: è, come ci ha insegnato Norberto Bobbio, un insieme di regole procedurali che un processo storico tende continuamente ad ampliare, estendendo progressivamente l'uguaglianza e i diritti. Anche la nostra professione vive dentro questa tensione: tra ciò che è stato conquistato e ciò che resta ancora da costruire.
I diritti delle infermiere e degli infermieri — il riconoscimento delle competenze avanzate, la tutela della salute nei luoghi di lavoro, la parità retributiva, la valorizzazione del ruolo nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale — non sono acquisiti una volta per sempre. Si difendono ogni giorno, dentro e fuori dai reparti, nella contrattazione, nelle sedi istituzionali, nel dibattito pubblico.
Questo è il nostro modo di essere eredi fedeli di chi ci ha preceduto: non custodire il passato come una reliquia, ma trasformarne lo spirito in azione presente.
Buona Festa della Repubblica.Buon ottantesimo anniversario, CNAI.
Ottant'anni fa, delle donne decisero che la cura meritava dignità.Noi continuiamo, ogni giorno, a dare loro ragione.
CNAI - info@cnai.pro




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